giovedì 27 marzo 2014

Non solo per gioco. Teatri di carta, teatrini di ombre, diorami INGRESSO LIBERO
Dal 14/02/2014 al 06/04/2014
Casa dei Teatri, Villa Doria Pamphilj, largo 3 Giugno - Web page
Non solo per gioco. Teatri di carta, teatrini di ombre, diorami INGRESSO LIBERO
INGRESSO GRATUITO

SPECIALE PER BAMBINI
Nella mostra "Non solo per gioco.Teatri di carta, teatrini di ombre, diorami" diventa protagonista l’arte della ricostruzione dei teatrini, filtrata nel gioco immaginario della memoria popolare. L’artista Fernanda Pessolano rielabora modelli di carta e di altri materiali per comporre scene, mondi e personaggi che muovono la fantasia, spostano la percezione, raccontano, grazie a piccoli gioielli fra artigianato d’arte e sperimentazioni architettoniche, l’azzardo della miniatura teatrale e delle sue inconsuete tradizioni. La mostra, accompagnata dal racconto testuale di Attilio Scarpellini, è arricchita dai ritocchi grafici dei personaggi di carta di Paola Piozzi e dal video Ombre dell’attore-regista Claudio Morganti.
Dal 15 febbraio al 6 aprile 2014 è possibile seguire un itinerario lungo le stanze della Casa alla scoperta di piccole architetture e oggetti evocativi. Dall’evoluzione del cartamodello delle marionette di carta con elaborazione dei personaggi della Commedia dell’Arte, al teatrino giocattolo, ai teatrini di stile ottocentesco, al Teatro Futurista, fino ad arrivare ai teatri e ai giochi di carta con un tuffo definitivo nell’immaginario popolare.
Il giorno dell’inaugurazione, venerdì 14 febbraio 2014 alle 12.00, insieme all’artista Fernanda Pessolano ci sarà il critico Attilio Scarpellini, autore dell’apparato didascalico e dei testi introduttivi alla mostra, a illustrare il complesso e particolare universo dell’artista. A seguire visita guidata.

domenica 23 marzo 2014

Concorso fotografico "Obbiettivo Terra" promosso da Alfonso Pecoraro Scanio

sabato 22 marzo 2014

Suor Cecilia Scuccia cantautrice del Signore

Milano - A The Voice of Italy 2, tra gli aspiranti concorrenti c'era Suor Cristina Scuccia, la giovane concorrente 25enne di Milano d'origine siciliana. È una suora Orsolina della Sacra Famiglia. Sin da bambina sogna di essere una cantante. Solo nel 2008 inizia l'arte del canto, quando le suore Orsoline organizzarono un musical al quale, per puro caso, partecipa. Inizialmente, era una non credente in ribellione con la Chiesa. Dopo quell'esperienza musicale vive una profonda conversione, trovando l’Amore per eccellenza: quello universale per il Signore e per tutte le sue creature. (felicianadispirito@gmail.com)

martedì 18 febbraio 2014

Nguyen Chi Trung: il più grande poeta vietnamita vivente

nguyen

Roma-Ho conosciuto Nguyen Chi Trung a Roma, la sera prima di Ritratti di Poesia 2014 (l’ottava, bellissima edizione al Tempio di Adriano). A dire il vero io ero un po’ perso essendo la prima volta che partecipavo a questa manifestazione. Ero arrivato a Roma alle 16, poi alle 17.30 da tutta un’altra parte della città avevo tenuto un laboratorio di poesia con la carissima Sonia Gentili (officinapoesia), poi tornato in albergo stavo cercando di capire dove dovevo andare a mangiare. Fuori dall’albergo ho intravisto un volto noto, un volto passato per Pordenonelegge, e ho conosciuto Omar Ghiani, altro ottimo poeta. Così insieme ci siamo trovati in questo ristorante romano dove in uno stesso tavolo si parlava italiano, inglese, francese, arabo. Con la consapevolezza che si sarebbero potute parlare anche altre lingue.
Nguyen Chi Trung era un uomo minuto, sorridente, decisamente stempiato che mi sedeva davanti. Non parlava italiano, ma essendo evidentemente anche lui un po’ perso cercava di intrattenere con me, che gli stavo davanti, un minimo di dialogo che desse ragione a quella cena. O perlomeno togliesse ad essa la noia. Non sapevo ancora di avere davanti il più grande poeta vietnamita vivente.
Quello che mi ha colpito di lui è stato il sorriso, minuto eppure aperto, e gli occhi da studioso. Da poeta. Occhi che sanno dare una consonanza a chi li osserva. Solo un’altra volta nella mia vita mi è capitato di provare questa sensazione: quando sono andato a trovare Zanzotto a casa sua, scavalcando un giardino decisamente malcurato, pochi mesi prima che morisse. Occhi vivi, quelli dei poeti. Occhi di parole.
Nguyen Chi Trung è stato con me una persona estremamente dolce. Parlavamo in inglese, io un inglese stentato di cui continuavo a chiedere scusa e lui rassicurava dicendo No no your english is good. Una gentilezza sorridente quella di Nguyen Chi Trung. Durante la cena abbiamo parlato della cena, molto banalmente, del viaggio per arrivare a Roma, di lavoro, e della poesia. E lì mi ha colpito una sua frase: ho aspettato 35 anni prima di pubblicare. Una frase potente, importante, una frase che ha dentro 35 anni di lavoro e alla fine il riconoscimento d’essere uno dei massimi poeti esistenti. Massimi, più grandi, eppure in un corpo così minuto e gentile.
Il giorno dopo l’ho sentito leggere le sue poesie, e devo specificare che l’ho sentito, non solo ascoltato. Perchè le poesie di Nguyen Chi Trung si fanno sentire sulla pelle, nella carne, non solo nelle orecchie. Una lingua a me incomprensibile il vietnamita, ma densa di musicalità, di ritmo, di sonorità aeree quanto gravi. La poesia di Nguyen Chi Trung è esistenzialista anche se lui stesso rifiuta tale definizione, perchè le definizioni rischiano di essere limitanti, prigionie. Nguyen Chi Trung parla di esistenza, di natura, di universo, di vita. Nguyen Chi Trung parla di saggezza. Quando ha finito di leggere ho dovuto, ho dovuto, andare ad abbracciare questo poeta. Non perchè fossi banalmente commosso, anzi, non lo ero affatto. Ma perchè avevo provato un senso di fratellanza, di vicinanza alle sue parole (che scorrevano in uno schermo in italiano). Avevo sentito di essere di fronte a un maestro. E i maestri vanno abbracciati.
Poi nella stessa giornata, quando il mio inglese ha cominciato a farsi un po’ più coraggioso, abbiamo parlato di Dio (lui non crede in Dio), del problema principale degli esseri umani (lui dice che è il sovraffollamento del mondo che porta all’esaurimento di ogni risorsa), del libro come opera a sé stante rispetto all’autore, della poesia come potenziale bellezza e salvezza.
La giornata è poi continuata freneticamente nei ritmi di Ritratti di Poesia, fino a sera quando ho avuto l’occasione di parlare di nuovo con lui. Il mio inglese, complice anche un ottimo vino e l’ottima compagnia che nel secondo giorno cominciavo a conoscere un po’ di più (oltre a vecchie conoscenze quali Lello Voce, Luigia Sorrentino, Maria Grazia Calandrone), si faceva man mano più discorsivo, o forse semplicemente non badavo più agli errori che facevo (in particolar modo allo sbigottimento negli occhi di Nguyen Chi Trung quando non capiva se intendevo realmente today o tomorrow). E lì abbiamo parlato di famiglia, della mia famiglia, della sua famiglia, di fratelli, di differenze, della solitudine del poeta, della distanza del poeta. Una solitudine e una distanza che nei suoi occhi perdevano l’occidentale senso di dolore per acquisire una sfumatura di bellezza e armonia, di nostalgia. Il tutto mentre una poetessa francese, dall’altro lato del tavolo, si sbracciava perchè credo pensava gli stessi dando fastidio (mentre lui, sempre più dolce, mi rassicurava I want to stay here, with you).
Ho lasciato Roma con un regalo prezioso, un libriccino di poche pagine fatto di semplice carta e inchiostro ma che contiene le poesie tradotte in inglese di Nguyen Chi Trung, e una sua piccola dedica in grafia precisa, delicata, quasi disegnata. Una vera calligrafia. Una poesia che lascia senza fiato per il peso delle parole, per le due tensioni enormi che sa creare: da una parte musica, armonia, ritmo, dall’altra gravità dell’affondo nella vita, della verità comunicata. Le medesime tensioni che il poeta stesso vive ed esprime. Come ho detto è infatti un uomo estremamente sorridente, dal sorriso morbido e piacevole, ma che quando legge diventa serio, non cupo ma preciso, severo. Alla mia domanda su questa trasformazione ha risposto: perchè è così la poesia.







Venti, come potete esaurire il linguaggio
fino alla vera vacuità? La parola,
questa eredità dell’immateriale, non è abissale,
non è indistruttibile e inestinguibile.
L’andare e venire nella forma miserabile –
dell’apparenza effimera, l’unica
che noi abbiamo – tutto ciò soltanto per lasciare
dietro un ultimo foglio, il verso, la poesia?

Da Winds – traduzione di Anna Lombardo

giovedì 13 febbraio 2014

International designer: i 10 migliori al mondo



Philippe Starck
I migliori designer del mondo? A ognuno ha la propria classifica. Eccone 10 in disordine d'importanza!

MARCEL WANDERS

L’olandese Marcel Wanders è un outsider divenuto celebrità nel mondo del design. Nel 1990 fonda il movimento concettuale Droog Design che lo porta all’attenzione dei media. Due anni dopo fonda la WAACS Design & Consultancy e nel 1995 dà vita allo Studio Wanders Wonders. Nel 2000 la grande svolta: la Droog Design recluta i migliori designers e nasce Moooi, un innovativo marchio di arredamento di cui è anche art director. Docente, progettista e interior designer, Wanders è una delle personalità più camaleontiche del settore. Tra le collaborazioni alcuni grandi Brand come Alessi, Swarovski, Klm, Puma. Premiato con l’ Alterpoint Design Award 2000, e il Rotterdam Design Prize, le sue opere colpiscono per le suggestioni oniriche e fiabesche. I suoi lavori sono esposti al MoMa di New York, al Museum of Modern Art di San Francisco, allo Stedelijk Museum di Amsterdam, al Vitra Design Museum in Germania. Due delle sue creazioni cult sono la Knotted Chair, la sedia in corda e fibra di carbonio, annodata a mano e indurita con un trattamento a base di resina, disegnata nel 1996 per Droog Design e poi editata da Cappellini e la lampada a sospensione Skygarden per Flos.

OKI SATO

Oki Sato, trentunenne giapponese nato in Canada, laurea in Architettura presso la Waseda University. Nel 2001 è a capo di Nendo, che si piazza ben presto tra le prime cento aziende nipponiche. Progetti di architettura, arredo d’interni e grafica, realizzati con l’inventiva e la genialità che contraddistingue gli asiatici. Dalle matite di cioccolato prodotte con la pasticceria Tsujiguchi Hironobu alla seduta Cabbage Chair, dal tappeto Lucky con quadrifoglio 3D alle palestre di arrampicata libera e scuole di cucina, installazioni per Lexus e per il Japan Media Arts Festival, dagli arredi per De Padova ai pacchetti di caramelle alla menta: concretezza e versatilità sono i valori fondamentali per lo studio Nendo. Solo per Kenzo Parfums, Nendo ha progettato 250 negozi in 80 paesi. Nendo ha inolte ideato la linea 1%: per ogni pezzo, solo cento esemplari per consentire a chi li acquista la gioia di possederne una quantità significativa. Designer dell’anno per Wallpaper e vincitore del Good Design Award, Oki Sato ha persino ideato un’agenda Moleskine. Progetto da segnalare: la carta da parati con decori in muschio verde con cui il designer giapponese ha arredato la sua casa sul fiume Shibuya.

ROSS LOVEGROVE

Visionario e carismatico, Ross Lovegrove, nato nel Galles si laurea in Industrial Design al Politecnico di Manchester, nel 1980 e nel 1983 consegue il Master di Design al Royal College of Art di Londra. Nei primi anni Ottanta, Ross Lovegrove collabora con Frog Design in Germania e a Parigi per Knoll International. Entra a far parte dell’Atelier de Nimes, insieme a Jean Nouvel e Philip Starck. Alcune delle sue opere sono esposte al Guggenheim Museum di New York, l’Axis Centre Japan, il Pompidou Centre di Parig, il Design Museum di Londra e il Museum of Modern Art (MOMA). In queste ultime due locations ha collezioni permanenti. Pluripremiato per il suo estro creativo in perfetto equilibrio tra tecnologia e scultura, sono sue creazioni l’iMac Apple, il walkman Sony, la fotocamera Eye per Olympus, le sedie di plastica Go per Bernhardt Design, la sedia Figure of Eight per Cappellini, le poltrone d’aereo British Airways e Japan Airline, e Solar Tree prototipo di lampada urbana ecosostenibile ideata per Artemide.
ROSS LOVEGROVE ELARGISCE CONSIGLI AI FUTURI DESIGNERS (durata 2:06 minuti)
Da vedere perché i consigli di un genio del design vanno seguiti attentamente. “Il duro lavoro non ha mai ucciso nessuno” è il primo tra questi.

PIERO LISSONI

Piero Lissoni ama definirsi “un architetto a 360°”. Formatosi al Politecnico di Milano, nel 1985 diventa art director e designer per Boffi. Ridefinisce il concetto di cucina e bagno che diventano con lui luoghi in cui la funzionalità si coniuga con il senso estetico. Lissoni Associati Milano e Graph-X, si compone oggi di circa settanta persone tra architetti, designers e grafici che lavorano per le aziende più note del settore. Piero Lissoni è inoltre direttore artistico per le aziende Boffi, Lema, Living Divani, Porro e Tecno. Un ricercatore dell’essenziale, il designer/architetto predilige il design allo stato puro, l’astrazione delle forme. Premiato col Compasso D’oro, il più antico e il più autorevole premio di design, le sue creazioni più famose sono la cucina Esprit per Boffi, il divano Nest e il mobile Flat per Cassina.

PATRICIA URQUIOLA

Patricia Urquiola, designer spagnola che vive a Milano. I suoi mentori sono nomi illustri del settore: Bruno Munari, Achille Castiglioni, Vico Magistretti. Sangue caliente e un gusto italiano, l’inizio carriera di Patricia coincide con l’incontro con Maddalena de Padova nel 1991, continua grazie al sodalizio con Pietro Lissoni, dal 1994 al 2000, e culmina nella partnership con Patrizia Moroso nel ’98, con la quale dà vita a un nuovo concept del sedersi che si adatta alle esigenze del cliente. Un tocco il suo che coniuga una sensibilità femminile e una profonda conoscenza della tecnica, la bellezza delle forme e il comfort. La sua creatività è stata messa al servizio di grandi brand. Premiata con il Best System Award, Designer of the Year e Elle International Design Awards, nel 2009 partecipa con successo alla prima edizione di LED, Festival internazionale della luce, con l'installazione, a Milano, Spiro Gira. Tra i suoi prodotti più famosi le sedute Chaise e Chaiselongue per De Padova con il maestro Vico Magistretti, la libreria One per Kartell, con Piero Lissoni, le poltrone Bloomy per Moroso.

KARIM RASHID

Un talento eccentrico e cosmopolita, anglo-egiziano, vive e studia in Canada, Industrial Design e si specializza in Italia con Ettore Sottass. Attualmente vive a New York ma le sue opere hanno girato l’intero globo, spaziando tra vari settori quali il design di prodotto, l’interior design, la moda, l’arredamento, l’illuminazione e l’arte. Un creativo a tuttotondo con una visione estetica poetica e sensuale. Ha creato più di 2000 oggetti e curato l’ interior design di locations quali il ristorante Morimoto a Philadelphia e l’Hotel Semiramis ad Atene, premiato con l’European Hotel Design Award. Le sue opere sono esposte come collezioni permanenti in 14 tra i più famosi musei del mondo, tra cui il MOMA di New York. La sua arte mira a coinvolgere la sfera emozionale, trasformando le sue creazioni in vere e proprie esperienze sensoriali. I suoi prodotti più famosi: i divani Superblob per Edra, Orgy per Offecct, le sedie Butterfly per Magis.

PHILIPPE STARCK

Classe 1949, francese, Philippe Starck è una celebrity del design contemporaneo. A soli 20 anni è art director per Pierre Cardin, a 30 anni fonda la sua prima azienda e diviene il designer simbolo della ville lumière. Progetta gli appartamenti di Mitterrand, del cafè Costes, dei club delle boutique parigini. Nel mondo realizza hotel design a Miami, Londra, New York, Tokyo. Apre il design al grande pubblico per cui realizza svariati prodotti: dalla pasta Panzani alle calzature Puma, dalla moto Aprilia agli orologi Fossil, dalla birra Kronenbourg all’orsacchiotto Moulin Roty. Il suo lavoro viene insignito di prestigiosi premi tra i quali il Grand Prix National de la Création Industrielle e l’Honor Award dell'American Institute of Architetcts. Nell’infinita produzione di oggetti must have: le sedie Dr Glob, Loius Ghost e La Marie per Kartell, spremiagrumi Juicy Salif per Alessi, lampada Romeo Moon per Flos. Sempre disposto a rendere l’arte del design accessibile e comprensibile a una vasto pubblico, il genio Starck diviene protagonista di un talent show in cui apre le porte della sua nuova scuola parigina a dodici aspiranti talenti del design internazionale.
LOUIS GHOST -THE ICONIC CHAIR (durata 1:00 minuto)
Da vedere perché Philippe Starck è un guru internazionale del design e questa è, in assoluto, una delle sue creazioni cult per Kartell, un'icona del nostro tempo.

ANTONIO CITTERIO

Antonio Citterio rappresenta l’eccellenza del “made in italy” nel mondo contemporaneo. Una carriera in ascesa la sua, che parte con la laurea al Politecnico di Milano nel 1972 e l’apertura del suo primo studio. Dal 1987 al 1996 progetta, con Terry Dwan, edifici in Europa e in Giappone. Nel 1999 fonda la Antonio Citterio and Partners insieme a Patricia Viel, a Milano e ad Amburgo, in cui si occupa di architettura, design, corporate image, comunicazione. Un uomo pieno di risorse che costruisce e progetta edifici, uffici, hotels in tutto il mondo. Nel Settembre 2006 inaugura il Bulgari Resort di Bali e nel 2007 Il Bulgari Restaurant and Cafè a Tokio. Compasso d’oro nel 1987 e 1995, tra i suoi lavori si ricordano la cassettiera su rotelle Mobil per Kartell e il divano Sity per B&B Italia. E’ presente nella collezione permanente del MoMA di New York e del Beaubourg di Parigi.

RON ARAD

Uno dei più influenti designer dei nostri tempi, Ron Arad, israeliano, inizia il suo percorso alla Jerusalem Academy of Art e alla London’s Architectural Association. Nel 1981 fonda lo studio di design One Off. Nel corso degli ultimi venticinque anni, Arad ha prodotto una varietà notevole di prodotti innovativi, da una serie infinita di oggetti alle poltrone in fibra di carbonio, fino al portabottiglie in poliuretano. Ha progettato spazi di plastica e tattili, altri eterei e digitali. Il MOMA di New York dedica nel 2009 una retrospettiva dei suoi lavori, la prima negli USA. Arad utilizza il computer e le sue capacità di produzione rapida in una costante sperimentazione. I suoi mobili possono anche ricevere e visualizzare SMS e messaggi da cellulari Bluetooth e Palm Pilot. La gioia dell’invenzione, l’umorismo, la giocosità portano Arad a realizzare prodotti anticonvenzionali in cui l’innovazione tecnologica trova la sua forma perfetta. Designer dell’anno nel 2003, tra le sue creazioni ricordiamo la libreria Bookworm e le sedie FPE, Fantastic Plastic Elastic per Kartell.

I FRATELLI PALOMBA

Ludovica e Roberto Palomba, designers e architetti, sono la coppia del “made in italy”. Dopo gli studi a Roma fondano nel 1994 Palomba Serafini Associati a Milano, la quale si occupa di architettura, interni, industrial design, exhibition design, graphic design, comunicazione, media strategies e marketing consulting. I fratelli Palomba progettano architetture ed esposizioni in tutto il mondo, collaborano, sono art directors per alcuni dei brand più prestigiosi. Tra i vari riconoscimenti al loro lavoro spiccano il Compasso D’Oro, il Red Dot, il Design Plus, il Good Design Award, il German Design Award. I Prodotti Palomba si contraddistinguono per l’eleganza del passato reinterpretata nella contemporaneità danno vita ad oggetti non modaioli ma sempre attuali.

Flash Mob: così Internet chiama la folla


repubblica.it
RICCARDO STAGLIANO’
ROMA – Dieci minuti, non uno di più. Per portare a termine un colpo cronometrato con la serietà che hanno solo le rapine in banca che si vedono al cinema. Il "flash mob" (che si può tradurre liberamente come "folla lampo") è questo: un assembramento improvviso di persone, per lo più sconosciute tra loro, che si sono date appuntamento in qualche luogo via internet. E che, così come si radunano, altrettanto subitaneamente spariscono. Lasciando nello sbigottimento il pubblico inconsapevole delle loro imprese. Per ora da ridere, ma in futuro chi sa. è successo anche a Roma, per la prima volta in Europa. Alle 19.15, come da copione telematico, alcune centinaia di persone sono confluite in un negozio delle Messaggerie Musicali. «Andate al banco informazioni del reparto libreria (piano superiore) - recitavano le istruzioni - e chiedete di libri inesistenti (se riuscite a farveli mettere in lista d' ordine, siete dei geni)». Alle 19.22 i convenuti si sono radunati al piano superiore, fingendo di consultare i libri e in verità preparandosi al momento clou: 19.25, applauso scrosciante di 15 secondi. «Nessuno - intimava il diktat finale - deve rimanere là dentro per le 19.27». E così, tra commessi frastornati, servizio di sicurezza in contropiede e risate di soddisfazione dei partecipanti, la missione è andata a segno. Era già successo a New York, San Francisco e Tokyo. A Manhattan, il terzo e più affollato mob doveva aver luogo a Grand Central, la principale stazione cittadina, ma all' ultimo momento i piani sono stati cambiati e una massa di alcune centinaia di persone è stata dirottata nella hall del vicinissmo hotel Hyatt (qui le foto: www.satanslaundromat.com/sl/archives/000081.html). Al momento convenuto, anche lì, è esploso un fragoroso applauso che ha lasciato a bocca aperta i presenti. Un altro mob aveva preso di mira un negozio di scarpe a Soho. Mentre in Giappone, prendendo spunto dall' uscita di Matrix Reloaded, centinaia di edochiani vestiti come come l' agente Smith delle celebre trilogia cinematografica, hanno occupato per breve tempo un centrale crocevia della città. Giacca e cravatta nera, camicia bianca, hanno anche replicato alcune scene della pellicola. Poi sono spariti, così come erano arrivati. Ma anche a Parigi si stanno attrezzando (parismobs.free.fr) e promettono, senza dare troppi dettagli, un «evento eccezionale». Il teorico dell' uso della rete a fini di mobilitazione è Howard Rheingold, vecchia conoscenza della cultura cyber e già autore del libro "Comunità virtuali". Tornando sul tema a lui caro dell' interazione tra tecnologia e esseri umani, Rheingold ha scritto di recente "Smart Mobs" il cui sottotitolo è "La prossima rivoluzione sociale". «L' impatto delle nuove tecnologie appare essere sia benefico che distruttivo e sono state usate sia a favore della democrazia che per coordinare attacchi terroristici». Internet è, sempre più evidentemente, un' arma potente. E può essere usata, oltre alla goliardia, sia per convocare in poche ore oceaniche proteste contro la guerra che per favorire la logistica dei militanti di Al Qaeda. Che, non a caso, è definita un network. Una rete, appunto.
RICCARDO STAGLIANO 26 luglio 2003  CRONACA

martedì 11 febbraio 2014

Cardinale Martini: decisi i vincitori del Premio Carlo Maria Martini

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